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Dieter Richter

Capri und die Deutschen

 

Dieter Richter

Bruder Glücklichs trauriges Ende

Wie die Sehnsuchtsinsel Capri dem Essener Stahlkönig Friedrich Alfred Krupp 1902 zum Verhängnis wurde und warum die Insulaner seiner heute mit Wehmut gedenken.

 

Dieter Richter

Der Friedhof der Nichtkatholiken auf der Insel Capri

Dieter Richter
Jakobsleiter in den Himmel

Auf der Phönizischen Treppe auf Capri können Besucher wieder Stufen zählen.

Luciano Garofano 
Viaggiare in etichetta

Franz Freiherr von Gaudy
Capri
   (1838)

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Luciano Garofano 

Viaggiare in etichetta 

Le etichette per valigie nacquero, secondo l’opinione più diffusa, verso la fine dell’Ottocento in Italia.

I primi ad utilizzarle furono, però, per gusto e senso pratico, gli Inglesi, precursori di quella che diventerà l’arte del viaggiare. Esse seguirono, di pari passo, l’evoluzione storica del viaggio ed, in particolare, quella dei nuovi mezzi di trasporto grazie ai quali  divenne sempre più facile spostarsi in tutto il mondo.

Il termine tourist, nella lingua inglese di fine Settecento, veniva usato come sinonimo di viaggiatore, mentre quello di tourism fu compreso per la prima volta nell’Oxford English Dictionary del 1811. I due nomi traggono origine dal termine francese Tour, che indicava il viaggio compiuto per fini istruttivi, se-condo l’usanza che parte dalla metà del 1600 per protrarsi fino alla fine del 1700. Turiste e tourisme apparvero nella lingua francese, rispettivamente, nel 1816 e 1841. Nella lingua italiana il termine turista è del 1837 mentre quello di turismo è del 1905.

 

Christian Wilhelm Allers:
Ankunft an der Grande Marina.
Capri. München: Hanfstaengel 1892

 

Per quel che riguarda l’Europa, il passaggio dalla carrozza al treno aveva, infatti, rivoluzionato i tempi ed i modi del trasporto, aprendo nuovi orizzonti ai viaggi per turismo, soprattutto verso il Sud della nostra penisola. Inizialmente le etichette erano fornite in anticipo ai clienti da parte degli alberghi per apporvi nome ed indirizzo del proprietario, un po’ come si continua a fare oggi,  così da evitare scomodi ed imbarazzanti scambi di bagagli, in genere di grosse dimensioni. Ben presto, però, gli albergatori di ogni parte del mondo, resisi conto dell’enorme potenzialità della novità, finirono per trasformarli in veri gioielli di grafica pubblicitaria. Piccoli, suggestivi pezzi di carta che da soli bastavano a raccontare di avventurosi viaggi in posti più o meno esotici, certamente non accessibili a tutti, ma soprattutto indicativi di una frequentazione degli alberghi più esclusivi e raffinati dell’epoca, punto d’incontro della aristocrazia mitteleuropea. Poche, infatti, erano le persone che, verso la fine dell’Ottocento, potevano permettersi viaggi di piacere e soggiornare, per più o meno lunghi periodi, a seconda delle stagioni,  in alberghi di lusso. L’esibire, con una certa vanità, i bagagli al seguito, tappezzati di coloratissime e bizzarre etichette, delle più svariate forme e dimensioni, era diventato un segno distintivo d’aristocrazia, un tantino snob. Un po’ come fanno, ai nostri giorni, i campeggiatori, che amano fregiare i loro zaini con distintivi dei luoghi visitati, con pochi soldi in tasca e tanta voglia di camminare. Una forma di snobismo al contrario.

Filippo Romoli (1901-1969) entrò nel settore pubblicitario nel 1926 alle dipendenze dello Stabilimento Barabino & Graeve (poi Saiga) di Genova, per la quale disegnò un consistente numero di manifesti, prediliggendo la propaganda turistica. Sono dello Stabilimento Saiga alcune etichette del Grand Hotel Quisi-sana e quella dell’ Albergo La Palma.

 

Mario Borgoni (1869-1936), dal 1905 collaborò costantemente, divenendone in seguito direttore artistico, con lo Stabilimento Richter & C. di Napoli, uno dei maggiori e più noti produttori italiani di manifesti litografici, di cartoline illustrate e di etichette per valigie,  sorto nel 1842 e posto in liquidazione negli anni 1945/50. Borgoni fu l’ideatore di innumerevoli ‘affiches’ per l’Enit e per i maggiori alberghi di lusso dell’epoca. Sono della Richter diverse etichette a soggetto Capri.

Quando, però, all’inizio del Novecento, il viaggio di piacere iniziò ad essere alla portata della nuova classe borghese emergente, le etichette da valigia finirono per  diventare uno dei simboli di cui avevano bisogno i borghesi per affermarsi, per far conoscere, a prima vista, il proprio status sociale conquistato, sul ponte del transatlantico o nello scompartimento ferroviario, dove si intrecciavano amicizie e si poteva concludere anche qualche buon affare. Più erano i bagagli, più vistose apparivano le etichette, più si era considerati. Grazie all’enorme successo incontrato, la distribuzione delle etichette, in Italia, venne sostenuta dall’Enit e da altri Enti correlati, proprio per la diffusione e la promozione del turismo che stava iniziando a diventare una buona fonte di reddito per moltissime località del Regno, ad iniziare dalle città d’arte alle stazioni termali, per finire  alle località montane e balneari. La maggior parte di esse vennero stampate dallo stabilimento Richter di Napoli, uno dei più importanti del settore, e da Raffone, sempre di Napoli. Altre dalla Ditta Saiga di Genova o dalla De Mauro di Cava dei Tirreni.

A volte, seguendo l’evoluzione dallo stile Art Nouveau a quello dell’Art Decò, si tratta di veri capolavori di grafica, firmate da noti artisti dell’epoca, come Filippo Romoli e Mario Borgoni,  che lavorava proprio presso la Richter, di cui era direttore artistico. In un certo senso, contemporanee delle cartoline pubblicitarie, le etichette da valigia possono essere considerate l’anticipazione del moderno depliant informativo e pubblicitario degli alberghi.

Esse diventarono, infatti, per gli albergatori uno straordinario veicolo di promozione turistica, per giunta a buon mercato, che, attraverso il movimento della clientela, diffondevano l’immagine del loro albergo nel mondo, conquistando nuovi, spesso insperati, bacini d’utenza. Da parte sua la clientela era ben lieta di ritrovarsi incollata sulla valigia o sul baule una nuova etichetta che evidenziasse ulteriormente la propria possibilità economica nel permettersi di viaggiare da un capo all’altro del mondo.

Gli albergatori di Capri non dovettero sottrarsi a questa ultima forma di cortesia nei confronti dei propri graditi ospiti, considerata la notevole diffusione delle etichette con soggetto Capri, non dimentichiamolo, una delle mete più ambite del turismo internazionale.

Per i portieri d’albergo ma soprattutto per i portabagagli che vi vivevano più a stretto contatto, le valigie valevano molto di più dell’abbigliamento, delle maniere e delle facce dei loro proprietari. Bastava uno sguardo d’insieme alla costellazione di etichette presenti su di esse per inquadrare il cliente e farsi un idea di come ci si sarebbe dovuti regolare. Anche perché le etichette non si potevano ricevere se non negli alberghi che si frequentavano, una sorta di credenziali che nessun albergatore avrebbe mai messo in dubbio. Immaginiamo il fattorino del grand-hotel Quisisana, nella sua divisa da piccolo colonnello, luccicante di bottoni, nel deposito bagagli, armeggiare in una sorta di rituale, tra valigie in cuoio e pesanti bauli con colla e pennello per ‘appiccicarvi’ l’ultimo saluto della casa all’ospite in partenza, e che alla fine,  spera, gli lascerà una buona mancia, per aver assecondato ulteriormente la sua vanità.

Dalle piccole pensioni ai grandi alberghi, tutti avevano, diremmo oggi, il proprio logo distintivo, che privilegiava un’immagine, molto curata e fantasiosa, come sfondo al nome dell’albergo e della località, quasi sempre con un riferimento ai Faraglioni, ma non mancano colonne e pergolati e suggestive visioni della casa. Particolarmente belle e raffinate sono quelle lucide in policromia. Meno interessanti sono quelle che riportano solo il nome dell’albergo, molto più scontate e piatte. Anche per le etichette, come per le cartoline, si possono distinguere, ovviamente, dei passaggi evolutivi, dalla nascita fin quasi alla definitiva scomparsa. Le prime, in assoluto, vanno dal 1868 al 1910, e sono senz’altro le più rare, non ancora inquadrate in uno stile ben definito, come quelle degli Alberghi Pagano e Quisisana. Poi segue il periodo che va dal 1929, quando  la popolarità delle etichette raggiunse il suo massimo apice. Sono di questa epoca quelle illustrate a colori, le più belle, graficamente parlando, con l’indicazione del nome dell’albergo e della località. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale paralizzò il turismo,  con la conseguenza di mandare in fallimento non solo il settore alberghiero ma anche quello degli stabilimenti grafici, che si reggevano sulla produzione di materiale soprattutto pubblicitario. La crisi del 1929 ed il secondo conflitto mondiale, con la sua scia di lutti e distruzioni, diedero il colpo di grazia alla produzione che riprese timidamente, con meno fortuna, intorno agli anni Cinquanta, ma intanto era mutato il modo di fare turismo ed, in fondo, erano cambiati i suoi fruitori.

Da questi anni gradualmente l’uso delle etichette degli alberghi andò scomparendo, a seguito dell’ulteriore sviluppo industriale e del boom economico che rese i viaggi nel mondo ancora più accessibili, facendoli diventare un fenomeno di massa. Un fenomeno che, in pratica, segnò la fine dell’etichetta da viaggio come strumento indispensabile ed emblema di classe ed esclusività. Come nella seconda metà dell’Ottocento, era stato il treno a fare la differenza, ora ci pensava l’aereo a trasformare nuovamente l’industria turistica. L’era dei jet, infatti, andò a modificare pesantemente la dinamica del viaggio ed anche il design del bagaglio, a tutto discapito delle linee marittime e terrestri, come risultato di notevole risparmio di tempo e di praticità, eliminando l’esigenza di portarsi  dietro grandi valigie che, man mano, diventeranno sempre più raffinate e ‘griffate’. Immaginate, oggi, ad ‘appiccicarvi’ un qualcosa di diverso dalla marca ? Oppure a cosa potrebbero servire le etichette, sapendo che una valigia passa frettolosamente dalla hall dell’albergo al bagagliaio di un’auto, o sul nastro trasportatore di un aeroporto, anonimamente mescolata a tante altre?

Le care e vecchie etichette da valigia rimangono, comunque, testimoni nostalgici di un’ epoca in fondo non troppo lontana dalla nostra ma profondamente diversa. E rappresentano uno dei settori più interessanti del collezionismo effimero legato al turismo,  non solo per il loro contenuto informativo e per lo stile grafico del tempo in cui sono state create, ma soprattutto per un certo indiscutibile fascino, legato alla loro bellezza.

In definitiva, la loro catalogazione  può offrire un valido supporto alla ricostruzione dell’industria alberghiera di Capri, che, nel tempo, ha visto scomparire molti esercizi, dei quali va perdendosi definitivamente la memoria storica. E poi, quanti segreti, quanti frammenti di vita dietro questi piccole gioie di carta che, magari, in un tempo lontano, hanno fatto bella mostra di se su una valigia che ha fatto il giro del mondo e poi ha poi messo le ali portando oltre la linea che separa il mare dal cielo, i ricordi, i sogni e le speranze che vi aveva racchiuso dentro il suo proprietario...

 

 

 

 

 

aus: L'isola, periodico di Capri e Anacapri, delle isole e delle costiere, anno III, numero 15, aprile 2005, p.8-9.
Mit freundlicher Genehmigung des Autors.